Rapporti di autenticità e costanza

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Ragazze che danno il cinque con la mano

Essere veri è la base per un volontariato di qualità

Vi è mai capitato di prendere l’ascensore e fare uno, due piani in compagnia di un’altra persona che non conosciamo e notare che non distoglie nemmeno un secondo lo sguardo dal suo cellulare? Il nostro primo pensiero è: non vuole parlarmi, non vuole comunicare, non c’è rapporto. La verità è un’altra, ti sta comunicando di non voler comunicare, vuol dire che comunque sta comunicando e un rapporto si è creato!


I grandi formatori ormai da molti anni ci dicono che è impossibile non comunicare e non rapportarsi con altri.

Nella nostra vita instauriamo continuamente delle relazioni e creiamo dei rapporti con una durata più o meno lunga (che durano forse anche qualche frazione di secondo). Ci sono poi diversi tipi di rapporti, di diversa natura, che noi in base alla nostra forma mentis tendiamo a catalogare ma ci dobbiamo rendere conto che sono tutti diversi l’uno dall’altro.

Riferendoci al nostro mondo, quello del sociale, quando stiamo facendo volontariato dobbiamo essere consapevoli che anche solo con uno sguardo, un sorriso, stiamo creando un rapporto, stiamo instaurando una relazione.

Assodato questo concetto, non si può pensare di fare volontariato facendolo nel falso (mi faccio vedere in un modo, ma poi nella vita sono l’opposto), nella bugia (le dico queste cose perché le fanno piacere ma non le penso), non si può pensare di instaurare un rapporto deviato (con lui sono così perché è malato). I rapporti tra malato e volontario devono essere sempre alimentati da verità/autenticità, devono essere costanti nel tempo, devono avere come fondamento sempre la stessa fiducia.

 

Ricordiamo che in una patologia come la S.l.a. (malattia degenerativa che si protrae per diversi anni) il volontario è linfa vitale per il malato stesso e per la sua famiglia e non essere coerenti ed autentici nei rapporti ci può portare a creare fin dall’inizio una situazione di inganno da cui non se ne viene fuori se non con il troncare il rapporto stesso. Saremo noi la causa dei loro guai.
I malati hanno una sensibilità diversa dalla nostra (perché stanno attraversando purtroppo un percorso difficile) e la non verità è subito percepita, si accorgono subito se quello che stiamo facendo, lo stiamo facendo perché davvero vogliamo farlo.

 

Quindi se non si è in una situazione psico-fisica personale di equilibrio e si perseguono scopi diversi da quello del volontariato è meglio non instaurare nessun tipo di rapporto con nessun malato.

Al contrario se ci poniamo autentici, limpidi, trasparenti e costanti nella nostra opera, e riusciamo a creare un rapporto onesto e vero saremo noi la leva delle loro gioie.

L’autenticità e la costanza sono i valori di base per essere un ottimo volontario.

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"Doniamo un sorriso a chi sorride solo con gli occhi"

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