Un nuovo ministero per la famiglia e la disabilità

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La storia recente narra di un governo che ha inserito tra i soliti un nuovo ministero per la famiglia e alla disabilità

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Stiamo parlando di un nuovo “sportello” statale che dovrà occuparsi di tutti noi (famiglie) e in particolare dei più svantaggiati.C’è una percezione strana in questa nuovo atteggiamento statale.Da una parte si deve ammettere che si è costituito un organo che per la prima volta in maniera ufficiale è totalmente preposto ad ascoltare ed affrontare temi ben precisi sul mondo del sociale. Dall’altro sappiamo benissimo quali sono le problematiche sociali che poi per mancanza di fondi sembrano numerose e difficili da individuare e gestire.

Chi sono gli svantaggiati e come devono essere aiutati?

Dobbiamo capire cosa vuol dire svantaggiati, che percezione abbiamo del cosiddetto svantaggiato e se esistono davvero delle persone svantaggiate. Gli svantaggiati per quanto mi riguarda sono persone che non godono delle stesse possibilità degli altri. Ci sono svantaggi motori, economici, sociali.

Per quanto riguarda i disabili parliamo spesso di uno svantaggio economico se non forniamo loro  mezzi e attrezzature idonee a superare lo svantaggio motorio e sociale. Stiamo parlando quindi di persone che ad oggi non hanno gli strumenti pratici per inserirsi  in tutti i contesti sociali.
In quasi tutti i casi è noto che il cosiddetto “svantaggiato/disabile” (che io non definisco tale) ha qualità mentali e di ragionamento anche superiori ai normodotati.Diviene molto utile alla società e gode di una sensibilità maggiore, rappresentando un esempio eccezionale nell’epoca in cui viviamo. Bisognerebbe portare queste persone in mezzo agli altri, farle interagire il più possibile perché sono ben capaci di farlo.

Detto ciò mi chiedo se questo nuovo ministero è nato per valorizzare queste persone o per evidenziarne ancor di più la disuguaglianza.

Ministro a nome di tutti i malati di Sla che rappresento con ISAV  la imploro a cercare di destinare più soldi per l’assistenza quotidiana.La prego vivamente di non parlare di disabilità o diversamente abili perché so che lei sarà d’accordo con me che quella parolina “disabile” non favorisce l’inclusione sociale e l’integrazione. Il consiglio? Riformuliamo il nome dato a questo ministero: Ministero della famiglia e non ministero per la famiglia e disabilità.Iniziamo a considerarci tutti uguali con l’unico sacrosanto obiettivo di fornire mezzi, attrezzature e assistenza perché quello che ad oggi appare uno svantaggio motorio e sociale può essere bypassato fornendo supporto economico.

 

Queste persone non hanno bisogno di sentirsi una parte categorizzata della società ma di essere la società!

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