Associazione come intermediario appropriato

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Associazione come intermediario appropriato

Perché ci deve essere un dialogo duraturo tra associazione ed enti pubblici e ci si deve inquadrare come intermediario appropriato?

Tra i compiti che un’associazione svolge per la risoluzione dei problemi dei propri assistiti c’è senz’altro quello di interfacciarsi con le istituzioni, assumendo la funzione di intermediario appropriato tra enti pubblici e famiglie.
Un’azione importante per le associazioni perché la rappresentanza di un gruppo di pazienti e famiglie è questione delicata.

Ma per quale ragione in moltissimi casi, noi associazioni, ci troviamo a relazionarci con il pubblico per risolvere delle problematiche?

Per rispondere a questa domanda è doveroso fare un’importante precisazione. Si devono chiarire quali sono i rapporti economici e sociali dei due diversi enti in questione, associazione ed ente pubblico. L’associazione ha spesso un budget limitato ma è l’unica figura capace di leggere le difficoltà delle famiglie e dei propri pazienti perché agisce in modo settoriale e a stretto contatto con i propri assistiti. Al contrario l’ente pubblico ha una disponibilità economica molto più ampia per intervenire ma spesso non vive quotidianamente le difficoltà delle famiglie perché agisce per macro aree. Tutti e due però sono accomunati dalla priorità “problem soling”. Per questo è necessario che i diversi fattori si incastrino tra loro per formare un puzzle ordinato e proficuo.Ed è proprio in questo spazio vuoto, fatto di asimmetrie informative che l’ambiente associativo deve collocarsi per migliorare le cose.

L’associazione diventa cosi “un intermediario appropriato” al ruolo e rappresenta la prima fonte utile di supporto e di dialogo per gli enti pubblici.

Affinchè ci sia una comunicazione positiva e che si possa arrivare ad azioni efficaci è importante che l’associazione:

    1. si faccia sentire ma che abbia un’impostazione professionale;
    2. che la sua azione sia finalizzata a non puntare il dito evitando lo scontro;
    3. che sia rispettosa del lavoro degli interlocutori pubblici che si trova davanti;
    4. che rispetti le leggi e che lavori con il pubblico per migliorarle;
    5. che non vada a spada tratta verso i suoi assistiti ma che crei insieme agli enti e famiglie “struttura”.

ISAV crede che i problemi di un malato di Sla, di un malato di Sma, di un malato di Sclerosi multipla, di un qualsiasi tipo di paziente disabile vengano risolti con un dialogo duraturo, con una condivisione di progetti strutturali, dove l’una (associazione) è spalla dell’altro (ente pubblico).

E’ l’unione d’intenti a fare la differenza!

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